Economia / Presentato il rapporto Excelsior sul mercato del lavoro: calo occupazione dell’1,5%

 
lavoro operai edili
(PTN/MC) – TERNI – Il presidente della Provincia Feliciano Polli e l’assessore alle Politiche formative e del lavoro Fabio paparelli hanno preso parte stamattina in Camera di Commercio alla presentazione del rapporto Excelsior 2010 sul mercato del lavoro redatto dagli uffici studi di Provincia e Camera di Commercio. Intervenendo dopo l’introduzione del presidente della Camera di Commercio Enrico Cipiccia, il presidente Polli ha dichiarato: “I dati presentati sono indubbiamente poco confortanti anche se la situazione di Terni è tra le migliori. Ad essere colpite sono soprattutto le piccole imprese. I dati, che pure rientrano nella media nazionale, richiedono sicuramente, come nel resto del paese, una nuova politica da parte del governo per il dopo-crisi ma anche un impegno mirato a livello locale”. Se da un lato va segnalato come elemento positivo l’aumento di assunzioni tra i diplomati, dall’altro merita attenta riflessione la lentezza con cui continua a crescere la percentuale di laureati assunti. Per la ripresa occupazionale appare sempre più importante una sinergia tra scuola, formazione, università, imprese. Gli effetti della crisi hanno prodotto ripercussioni specialmente in settori come le costruzioni e il commercio. Hanno invece sostanzialmente retto i servizi, il turismo, l’ambiente, l’energia e anche, nel suo complesso, il manifatturiero. La crescita avvenuta nel periodo 2001-2008 ha avuto con la crisi una brusca battuta d’arresto. Per rilanciare lo sviluppo e la ripresa dell’occupazione dobbiamo mettere in campo la strumentazione più idonea. La Provincia, attraverso la concertazione - ha continuato il presidente - sta mettendo in campo iniziative per superare le difficoltà. Tra non molto sarà, infatti, presentato un rapporto su una trentina di aziende medie di successo del nostro territorio. Queste imprese, opportunamente supportate, possono costituire un elemento trainante per la nostra economia. Sarà inoltre messo tra breve a disposizione lo studio commissionato all’istituto Tagliacarne dalla Provincia di Terni e dalla Camera di Commercio su 250 piccole imprese del territorio. Da questi studi potranno scaturire di concerto con la Regione azioni mirate per dare impulso allo sviluppo del manifatturiero. Altre iniziative si stanno promovendo per i settori comunemente individuati come seconda gamba dello sviluppo (turismo, ambiente, servizi, energia da fonti rinnovabili e non). La collaborazione tra università (in particolare, Ingegneria ed Economia), scuola e formazione può rappresentare un importante supporto al tessuto esistente ma anche un elemento da cui possono scaturire nuove imprese rendendo il territorio più attrattivo per le imprese anche da fuori regione. Un grande sforzo dev’essere fatto per favorire l’export, in particolare dobbiamo recepire quanto ha sottolineato il presidente della Repubblica nel corso del suo recente viaggio in Cina e cioè renderci conto della necessità di fare squadra tra pubblico e privato”. L’assessore Paparelli ha illustrato invece i risultati principali del rapporto, sottolineando gli impegni della Provincia sul versante della formazione professionale e della messa a disposizione di figure idonee alla richiesta proveniente dalle aziende. A fronte di un tasso di disoccupazione provinciale non del tutto trascurabile (7,1%) – ha detto - si rileva, per contro, una certa difficoltà da parte delle aziende locali nel reperimento di determinate figure professionali. I livelli di aspirazione e le competenze possedute da coloro che sono alla ricerca di un lavoro non corrispondono spesso a quelle che sono le esigenze del sistema produttivo territoriale. Il divario tra i fabbisogni aziendali di specifiche professionalità e le caratteristiche possedute dall’offerta, oltre ad altri tipi di difficoltà, quali la mancanza di esperienza o di formazione adeguata per specifici lavori, costituiscono spesso elementi ostativi di un certo rilievo per l’inserimento lavorativo, soprattutto per quanto riguarda i giovani. A fronte di tutto ciò gli strumenti di politica attiva che i servizi per l’impiego della Provincia di Terni nel 2010 hanno attuato sono principalmente work experience (prodotto a filiera) finanziati per favorire l’inserimento lavorativo l’adattamento delle competenze”. In base all’avviso pubblico emanato alla fine del primo semestre 2010 dalla Provincia di Terni per la costituzione di un catalogo di imprese presso cui realizzare delle esperienze lavorative (work experience) per disoccupati e inoccupati finalizzate alla successiva occupazione, eventualmente precedute da un percorso formativo a cura di agenzie formative accreditate, è emersa la richiesta dei profili professionali la cui tabella si allega in fondo al comunicato. Per quanto riguarda i work experience per titoli di studio, dai dati del Centro per l’Impiego emerge che il 14,7% delle richieste è costituito da laureati, il 63% ha un diploma di scuola media superiore (soprattutto addetti alla segreteria amministrativa, grafici e specialisti nella cura della persona) e il 21,7% è in obbligo scolastico. Per quanto riguarda le lauree la maggior parte sono in ingegneria, seguite da lingue straniere, economia e altri settori. “Accanto alle risorse per incentivare l’occupazione – ha fatto notare Paparelli – c’è bisogno di una forte politica regionale per sviluppare settori nuovi come arti, turismo e soprattutto cinema con una legge regionale in grado di predisporre incentivi per l’attrazione di nuove imprese in questi settori”. La crisi ha colpito soprattutto la piccola impresa, ma Terni, avendo un tessuto economico basato sui grandi complessi produttivi è riuscita a tenere rispetto al resto della regione”. La sintesi del rapporto: Movimenti occupazionali Per l’anno 2010 la contrazione occupazionale è stata pari al – 1,5%, un valore inferiore rispetto a quanto previsto a livello regionale (-1,7%) e analogo a quello nazionale. In termini di valori assoluti il saldo negativo rispetto al 2009 è di 570 unità, determinato da 2.350 nuove assunzioni e 2.920 uscite. Il tasso d’ingresso è pari al 6,0% (5,4% nel 2009, corrispondente a 2.090 assunzioni), mentre quello in uscita è del 7,5% (6,8% nel 2009, corrispondente a 2.630 uscite). Le classi dimensionali delle imprese Diversamente dagli anni passati, sono le aziende più piccole (da 1 a 9 dipendenti) ad evidenziare un grado di sofferenza maggiore rispetto alla tenuta occupazionale (-2,9%, corrispondente a -370 unità). Nelle aziende di medie dimensioni (da 10 a 49 dipendenti) la flessione è più contenuta (-1,9%, corrispondente a -200 unità), mentre nelle aziende più grandi (50 dipendenti e oltre) c’è una sostanziale stabilità. I settori di impiego Per quanto riguarda i settori produttivi la contrazione occupazionale riguarda principalmente il settore delle costruzioni, con una diminuzione del 3,6% (- 200 unità) e quello del commercio al dettaglio e all’ingrosso dove la variazione è pari al -2,6% (-180 unità). Nell’insieme delle attività che riguardano l’industria manifatturiera la flessione occupazionale è del – 1,3% e riguarda tutti i settori produttivi ad eccezione del settore Public utilities (energia, gas, acqua, ambiente), dove si registra una crescita nell’ordine dell’1,3% (20 unità). Nelle attività del terziario la diminuzione prevista è dell’ 1,0% ed è determinata dalla contrazione del commercio e dei trasporti e servizi alle persone (-1,8%, corrispondente a -110 unità). Per la ristorazione e i servizi turistici, così come per i servizi operativi e finanziari, la situazione occupazionale rimane sostanzialmente stabile, mentre nel settore informazione e servizi avanzati alle imprese c’è un incremento occupazionale dell’ordine del 3,1% (70 unità). Gruppi professionali Le assunzioni riguardano per il 15,9% i dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici; per il 5,1% figure professionali con profili impiegatizi; per il 29,8% professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi; per il 36% operai specializzati, conduttori impianti e addetti al montaggio; per il 13,2% figure professionali non qualificate. Rispetto alle previsioni dello scorso anno, risulta in aumento la richiesta di profili qualificati del commercio e dei servizi e degli operai specializzati. Il numero delle professioni non qualificate rimane sostanzialmente uguale, mentre per quanto riguarda i profili impiegatizi e le professioni tecniche, intellettuali e dirigenziali c’è una leggera flessione. La richiesta di profili a più alto contenuto professionale è particolarmente debole e rappresenta uno dei punti critici del sistema produttivo locale. Gruppi professionali relativi ai profili impiegatizi, alle professioni tecniche, scientifiche e intellettuali e ai dirigenti rappresentano infatti, nell’insieme delle assunzioni, il 20,9% del totale a livello provinciale, a fronte del 33,2% rilevato a livello nazionale. La situazione del territorio diventa ancor più problematica in riferimento alla presenza molto consistente di persone alla ricerca di occupazione con competenze e grado di istruzione elevato. Titoli di studio Il numero estremamente contenuto degli inserimenti lavorativi previsti per profili ad alto contenuto professionale riflette la quota, anch’essa limitata, delle assunzioni dove è richiesto il possesso del titolo di studio universitario, che è nel 2010 pari al 7,3% del totale, stesso valore rilevato nel 2009. Sebbene la situazione sia migliorata negli ultimi anni, rimane tuttavia molto alto, e nelle previsioni per il 2010 è addirittura in aumento il divario con la media nazionale (12,5% nel 2010; 11,9% nel 2009). La richiesta di figure maschili e femminili La percentuale di posti di lavoro ritenuti più adatti dalle aziende del territorio per le donne rispetto alle assunzioni programmate è pari al 24,4% del totale. Tale valore, oltre ad essere in crescita rispetto allo scorso anno (18,8%) risulta decisamente superiore sia al dato nazionale (17,2%) che regionale (18,5%). Sembra quindi in diminuzione il divario con il genere maschile che viene espressamente indicato per il 40,0% delle assunzioni. Per la restante quota delle assunzioni (35,6%) non sono invece segnate preferenze. Occorre inoltre ricordare che l’indagine Excelsior non prende in considerazione il settore pubblico, dove è più concentrata la presenza femminile. Assunzione di lavoratori immigrati Dopo la forte contrazione dell’anno precedente, torna di nuovo a crescere la domanda di lavoro rivolta agli immigrati seppur in maniera più contenuta rispetto al passato. Nel 2010 sono state previste assunzioni per circa 480 lavoratori immigrati (23,4% delle assunzioni totali), a fronte di 270 unità (16,7%) indicate nel 2009. Il settore più importante rimane quello delle costruzioni dove il 46,2% delle assunzioni delle aziende è rivolto ai lavoratori immigrati (circa 190 unità). Negli ultimi anni tuttavia la presenza di lavoratori immigrati si è estesa anche in ambiti diversi da quelli tradizionali. Oltre al lavoro di assistenza anziani e al settore agricolo, che non sono trattati nella presente indagine, occorre segnalare il settore dei servizi finanziari e operativi (all’interno del quale ricadono le imprese di pulizie), dove le assunzioni dei lavoratori immigrati previste rappresentano il 42,7 % del totale (90 unità ), quello della ristorazione, alberghi e servizi turistici (20,7%, 60 unità), e infine il settore dei trasporti e servizi alle persone (21,8%, 60 unità). Le modalità di ricerca e selezione del personale In questo caso si sono presi in esame i comportamenti realmente adottati nel corso del 2009. Il canale principalmente utilizzato dalle aziende del territorio rimane quello cosiddetto “informale”, rappresentato dalla conoscenza diretta o dalla segnalazione di conoscenti e fornitori. Nell’insieme le aziende che hanno utilizzato queste modalità come canale principale rappresentano il 55,0%, un valore leggermente superiore sia alla media nazionale che a quella regionale. L’ampio utilizzo dei metodi informali è giustificato dal fatto che essi garantiscono un alto grado di affidabilità, oltre ad un diretto scambio di informazioni che si sviluppa tra imprese e lavoratori. Consente inoltre di velocizzare i tempi di inserimento, variabile questa tenuta molto in considerazione dai datori di lavoro. Altra modalità utilizzata frequentemente negli ultimi anni è il ricorso alle banche dati aziendali. Nel 2009 tale modalità è stata utilizzata dal 22,1% delle aziende del territorio che hanno proceduto all’assunzione. Il canale “informale” viene utilizzato soprattutto dalle aziende di piccole dimensioni, mentre le aziende più grandi ricorrono più di frequente alle banche dati aziendali.Rispetto alle altre modalità di ricerca del personale occorre segnalare che fra le aziende del territorio che nel 2009 hanno proceduto ad assunzioni, il 7,0% di esse ha utilizzato il centro per l’impiego come canale principale. Un valore in crescita rispetto al 2008 (4,7%). Sono soprattutto le aziende più piccole che ricorrono a questo strumento per l’inserimento di nuovo personale. Le aziende che hanno fatto ricorso alle società di lavoro interinale rappresentano il 4,0% del totale, mentre le aziende che hanno utilizzato i quotidiani e la stampa specializzata sono il 2,8%; società di selezione del personale, associazioni di categoria e internet 2,4%. SEGUE TABELLA
 
Documenti:
 

Istituzione

Aree tematiche

Bandi ed Avvisi

Albo Pretorio

Ufficio Stampa

Progetti Europei

Azione ProvincEgiovani

Progetti FEI

Elenco beneficiari FSE

[C] Il territorio

[D] Servizi al cittadino

Eventi culturali

Diretta streaming

[E] Speciale elezioni (Regionali Umbria 2010)

Archivio Storico

Fototeca

Aree Riservate

Trasparenza, valutazione e merito

UPI Umbria

AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE

Centrale di Committenza

Privacy

Note legali

Archivio Elezioni Consiglio provinciale 2019

Elezioni provinciali 18/12/2021

Benvenuto

Newsletter