Buzzinda, l'arca delle idee pietrificate

 

Gioco postmoderno della fantasia, bizzarria dell’architettura o cittadella, accortamente studiata e disegnata, impregnata di simbolismo? Buzzinda, come fu chiamata dallo stesso Tomaso Buzzi (1900-1981), tra i maggiori architetti italiani del Novecento, sorge all’interno della Scarzuola, a Montegiove, nell’orvietano, seminascosta, protetta dal verde e dagli sguardi indiscreti. Labirintica, si configura attraverso un percorso, attentamente progettato, che nasce dalle rovine e, per volontà dell’autore, non accenna mai a concludersi definitivamente, lasciando sempre spazio per nuovi innesti e intendimenti. Al di là dei vari giudizi e delle molteplici interpretazioni, emerge con netta evidenza la volontà di immettere il visitatore in un viaggio interiore, conoscitivo, di cui vengono continuamente date, sotto forma di costruzioni apparentemente illogiche e paradossali, significative coordinate. Così, una volta entrati, se ne uscirà non solo suggestionati ma decisamente arricchiti, mutati, come Polifilo, il protagonista dell’opera rinascimentale di Francesco Colonna, al termine del suo onirico itinerario alla ricerca dell’amata Polia. Non a caso, per Buzzi la sua creazione doveva essere una sorta di poesia in pietra. La cittadella non nasce, però, dal nulla ma è stata edificata sull’impianto di un preesistente insediamento francescano. Qui, infatti, secondo la tradizione, sembra abbia soggiornato nel 1218, in una capanna di paglia intrecciata (scarza da cui Scarzuola), Francesco d’Assisi. Partendo da angolature diverse, Mario Sensi e Alberto Satolli ricostruiscono le fasi antecedenti all’arrivo di Buzzi, soffermandosi, il primo, sul periodo conventuale, sul passaggio dagli osservanti ai riformati sino alla chiusura definitiva e alla vendita, nel 1957, al privato e, il secondo, sui connotati distintivi architettonici. Corrado Fratini e Chiara Frugoni, da parte loro, esaminano dettagliatamente, ognuno secondo il proprio metodo e la propria inclinazione, un’inedita immagine del santo venuta recentemente alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesetta annessa all’ex convento. Ovviamente, il catalogo ruota tutto intorno a Buzzinda, nel tentativo di decifrarne il simbolismo e il messaggio recondito (si leggano, in merito, le parti curate da Francesco Pullia). Per la prima volta, la Scarzuola e le sue ardite metafore escono dalla segretezza per svelarsi in un libro in cui la parte testuale ben s’amalgama con immagini altamente cariche d’espressività e lirismo.

 

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