La tavola della Pentecoste

 

La tavola della pentecoste

 

La tavola della Pentecoste

La tavola della Pentecoste, attualmente ospitata nel museo civico ricavato dal monastero delle Orsoline, è stata erroneamente attribuita per lungo tempo a Rinaldo Jacovetti, meglio noto come Rinaldo da Calvi, artista nato intorno alla metà degli anni Settanta e attivo fino al 1528, anno della scomparsa. Recenti studi, condotti in particolare da Sandro Santolini, hanno invece indotto a spostare la datazione dell'opera almeno di un trentennio in avanti rispetto all'attività di Rinaldo ed a riconoscervi la mano di Camillo Angelucci da Mevale, paesino nei pressi di Visso, nell'Alta Valnerina, che lavorò tra il 1540 e il 1584 raggiungendo una sintesi tra schemi iconografici umbri e raffaelleschi e orientandosi, soprattutto in giovinezza, verso modelli derivati direttamente da Giulio Romano (1499-1546).

 

La Vergine circondata

 

La Vergine circondata

La rappresentazione, con al centro la Vergine circondata dagli Apostoli, è ambientata in una stanza di gusto rinascimentale.

 

Panorama calvese

 

Panorama calvese

Un'apertura sulla destra mostra uno scorcio di paesaggio collinare, probabilmente un panorama calvese.

 

Forme romboidali

 

Forme romboidali

Due finestre sulla parete di fondo ed una terza su quella di sinistra sono divise in scomparti da vetri a forme romboidali e poste al di sopra di una cornice marcapiano.

 

Labbra piccole e carnose

 

Labbra piccole e carnose

La Madonna, il cui viso è dato da un ovale morbidamente arrotondato con labbra piccole e carnose è, come abbiamo detto, circondata dagli Apostoli con le fiammelle dello Spirito Santo che scendono su di loro.

 

Segno di stupore

 

Segno di stupore

Si osservi la figura con la barba a destra con la mano destra alzata e spalancata in segno di stupore. Come le altre che attorniano la Vergine, ha capelli e barba riccioluti, ciocche ben definite con rapidi tocchi. La fronte aggrottata e lo sguardo accigliato di altri due Apostoli sulla sinistra rivelano un atteggiamento compassionevole. Inoltre, la posizione delle due figure in primo piano, sedute di tre quarti, sembrano derivare dall'iconografia diffusasi sul finire del XVI secolo, con i discepoli non più allineati ma raccolti a piccoli gruppi dialoganti tra loro.

 

Piede destro alzato

 

Piede destro alzato

Si notino, tra l'altro, i particolari del piede destro alzato e della mano sinistra posata su una stoffa rosata sopra uno sgabello della figura che si trova davanti alla Vergine, nella traiettoria delle mani giunte.

 

Lingue di fuoco

 

Lingue di fuoco

Pentecoste è parola d'origine greca (pentecosté heméra, cinquantesimo giorno) che rimanda alla festività ebraica delle Sette Settimane, con cui, cinquanta giorni dopo la Pasqua, si esprimeva riconoscenza al Signore per il raccolto (Levitico 23, 10 - 20; Esodo 23, 14 - 17; Numeri 28, 26). Con il passare del tempo, a questa ricorrenza si aggiunsero anche i significati di un annuale rinnovo del patto tra Dio e Israele nonché della commemorazione della consegna delle leggi a Mosé sul monte Sinai. Nel cristianesimo assume un nuovo contenuto ricordando la discesa dello Spirito Santo, rappresentato, come si sa, da una colomba, sotto forma di lingue di fuoco sopra gli Apostoli riuniti cinquanta giorni dopo la Resurrezione. Alla vigilia della morte, Gesù aveva infatti annunciato ai discepoli che, dopo il Suo ritorno al Padre, sarebbe disceso su di loro lo Spirito Santo. L'evangelista Luca, nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, versetti 1- 4, descrive cosa accadde.

 

La colomba

 

La colomba

Osservate bene la colomba e le lingue di fuoco perché in questi simboli è tutta racchiusa la chiave per comprendere l'opera.

 

Apparvero come

 

Apparvero come

"Improvvisamente dal cielo emanò un suono come di vento impetuoso che soffia e riempì tutta la casa dov'erano seduti. Apparvero come lingue di fuoco che si dividevano per posarsi su ognuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito consentiva loro di esprimersi".

Non è difficile riscontrare nel dipinto l'accentuazione plastica delle immagini, le linee segnate dei volti, le pieghe marcate delle vesti, lo sforzo nella caratterizzazione psicologica facciale e gestuale che perviene ad una ostentazione formale declamatoria, cui concorrono anche vivaci accostamenti cromatici. Lo schema semplificato della rappresentazione, con la riduzione del numero dei partecipanti alla Madonna e agli Apostoli, deve infine essere messo in relazione ai gusti attardati di una committenza provinciale. Un motivo in più per supporre che la tavola sia stata eseguita non oltre la metà del Cinquecento e, comunque, prima della riforma di papa Gregorio XIII Boncompagni (il cui pontificato va dal 1572 al 1585) che contribuirà ad affollare la scena con un numero sempre maggiore di personaggi tra cui anche alcuni contemporanei, ritratti dal vero, ammessi a partecipare al sacro evento.

 
 
 

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