Le case operaie

 
 

Percorrendo viale Brin, s'incontrano alcuni dei più importanti casi di edilizia legata allo sviluppo industriale del ternano. Il problema delle case operaie fu enorme. La popolazione, in gran parte immigrata crebbe in modo impressionante, facendo sì che la classe operaia ternana divenisse una forza dirompente per gli equilibri economici, sociali e urbani preesistenti. La carenza di alloggi, di strutture igienico sanitarie e di servizi, la presenza di fabbriche, fumi, binari e ciminiere, fecero assomigliare la città di Terni di quegli anni alle inglesi coketown. Gli operai, oltre ad occupare il fatiscente centro storico, si organizzarono costruendo di loro iniziativa i quartieri attorno alle fabbriche: S. Agnese e Borgo Bovio. Nel 1914, a fronte di 238 appartamenti, costruiti soprattutto dalla Società Altiforni Fonderie Acciaierie di Terni, ospitanti 1.029 inquilini, ce n'erano oltre 7.000 distribuiti fuori delle porte cittadine. La Terni, con l'affermarsi della "città fabbrica", passò a pianificare e a progettare soluzioni che avrebbero contribuito a controllare i lavoratori a partire dall'abitazione. Il problema, ad ogni modo, venne risolto solo nel secondo dopoguerra, con i piani di edilizia popolare e la nuova politica del Comune di Terni.

 

 
 
 

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